Reskinning Nature. La foto-chirurgia di Bobby Neel Adams

By Laura Capuozzo in DIGICULT.it, June 2012

Bobby Neel Adams è un artista americano che dimostra coma la fotografia possa essere un interessante mezzo artistico per parlare di scienza, per esempio della trasmissione del genoma o della trasformazione del mondo naturale. E’ nato a Black Mountain, in North Carolina e attualmente vive a New York. Le sue opere sono ospitate in molte collezioni, come il Greenville County Museum of Art, Houston Museum of Fine Arts, International Center for Photography, Anne McDonald / ARTSPACE e sono stati esposti a livello nazionale e internazionale vincendo numerosi riconoscimenti.

Gran parte del lavoro fotografico di Adams indaga la trasformazione del corpo umano e il suo aspetto a seguito dell’invecchiamento. Egli, spesso, enfatizza le differenze tra la giovinezza e la vecchiaia, sottolineando i tratti del viso alterati dal passaggio del tempo. Una delle sue opere più importanti è Family Tree, un vecchio progetto su cui Adams tornò nel 2007, fotografando i suoi familiari singolarmente e combinando i loro ritratti in un’unica foto. L’artista chiama questa tecnica “photo-surgery”, termine da lui coniato nel 1980. La serie Family Tree mostra, visivamente, come il DNA si tramandi di padre in figlio e di madre in figlia.

Contrariamente alla tendenza “biotech”, Adams sceglie di far combaciare scienza ed arte, evitando la manipolazione delle creature viventi, quindi seguendo un percorso diverso da quello fatto dagli artisti biotech, come Eduardo Kac e Marta De Menezez.

Quindi, pur condividendo un’ispirazione artistica simile a quella di altre pratiche, i suoi lavori non possono essere definiti né “biotech” nè “new media”.

Laura Capuozzo: Mi piacerebbe saperne di più riguardo al tuo interesse per la scienza e alle tue attività artistiche. Gran parte del tuo lavoro fotografico affronta la trasformazione del corpo umano a seguito dell’invecchiamento. Pensi che la paura del passaggio del tempo sia una caratteristica della nostra società contemporanea?

Bobby Neel Adams: Sicuramente. Dio lo ha ottenuto in passato. Se fossi stato Dio, avrei creato le persone come cadaveri e le avrei fatte ringiovanire crescendo. In questo modo avrebbero avuto qualcosa di piacevole nel guardare al futuro, come può essere la suzione dal seno della madre e il rotolarsi nel suo grembo caldo. Sto scherzando.

La paura che riguarda un po’ tutti è proprio quella di diventare vecchi e degradati. L’anno scorso ero ad una festa di ricchi ex-newyorkesi che vivono in Florida, la capitale geriatrica del mondo. Quasi ogni donna nella stanza aveva la pelle del viso tirata come la pelle di un tamburo. Non c’era una sola espressione del viso in tutta la stanza.

Laura Capuozzo: Cosa ne pensi del desiderio di avere un corpo perfetto e invulnerabile?

Bobby Neel Adams: Beh, questo sarebbe bello, no? Ma non succederà, almeno per me. Tutti noi siamo scontenti di qualche aspetto del nostro corpo. Vorrei suggerire che anche i super modelli sono critici nei confronti dei loro corpi e sarebbero anche i più propensi a modificarli con interventi chirurgici o altre procedure mediche. La vanità è una maledizione orribile. Sono più attratto da come le persone si muovono nei corpi che sono stati dati loro. Se sono fluidi, sono più propensi ad accontentarsi di ciò che hanno.

Laura Capuozzo: Secondo te, questo desiderio di perfezione potrebbe essere uno dei motivi che portano a sottoporsi alla chirurgia plastica?

Bobby Neel Adams: Assolutamente. Non riesco a pensare a nessun altro motivo per cui potremmo desiderare di avere il nostro corpo violato da un cosiddetto medico. Ma guarda cosa succede quando qualcosa va storto – vengono creati dei mostri da questa ricerca della bellezza.

Laura Capuozzo: A proposito del termine “chirurgia”. Definisci il tuo lavoro “foto-chirurgia”, perchè alteri le foto attraverso l’incisione manuale o il collage…

Bobby Neel Adams: Si. Come un chirurgo plastico, io altero i ritratti delle persone attraverso l’incisione manuale. Ma, sono l’invecchiamento e la genetica che producono i risultati più sorprendenti…

Laura Capuozzo: Quindi, utilizzi solo la tecnica manuale del fotomontaggio e rifiuti quelle digitali, come photoshop. Pensi che la manipolazione digitale delle immagini abbia in qualche modo “contaminato” la pratica fotografica? In altre parole, consideri una foto modificata digitalmente una foto “impura”?

Bobby Neel Adams: In questa copertina, vedo solo “fotografie digitalmente alterate”, delle non-verità, quando sono presentate come immagini fotografiche e non etichettate come modificate digitalmente. Due copertine di riviste iconiche che non sono state definite come “modificate digitalmente” erano immagini di Saddam Hussein e di O.J. Simpson.

Durante la prima Guerra del Golfo, “The New Republic” magazine uscì con una copertina di Saddam Hussein con i baffi modificati affinché assomigliassero a quelli di Adolf Hitler e non ha mai detto al pubblico che l’immagine era stata modificata. (Non riesco a trovare l’immagine di questa copertina, ma ci sono storie su questo nel web).

Dopo che O.J. Simpson fu arrestato per l’omicidio della moglie, “Newsweek” e “Time” pubblicarono la foto segnaletica del signor Simpson. Il “Time” alterò digitalmente la sua copertina per creare l’immagine di una persona nera molto più minacciosa di quella vera.

Una fotografia digitalmente modificata non è più una fotografia nel senso letterale della parola “fotografia”, la quale indica un momento nel tempo. Una fotografia modificata al computer è esattamente quello che dice di essere – una fotografia digitale alterata.

Le mie fotografie sono ovviamente dei fotomontaggi, e non hanno bisogno di alcuna etichetta, perché si spiegano da sole.

Ho sofferto nell’aver subito un’alterazione digitale di una delle mie foto da parte della rivista LIFE. Nel 1992 sono stato assunto per creare una “Mappa dell’età” per la copertina della rivista. Gli editori solo mi avevano detto soltanto che doveva essere una storia sull’invecchiamento. Dopo aver creato l’immagine, inviarono la foto al Dipartimento di Arte e rimossero la lacrima che scendeva nel mezzo e aggiunsero colore ad un lato. Infine, l’Editore Jr. mi informò di quello che stava succedendo, ma in quel momento stavo già guardando una copia dei loro cambiamenti che era già in fase di stampa. Inutile dire che non fui molto contento di questo. Quando ebbi finalmente visto una copia della copertina, fu subito chiaro che il mio montaggio era in contrasto con il loro messaggio. Il titolo in stampatello diceva: “Possiamo fermare l’invecchiamento”. La mia immagine ha descritto il processo d’invecchiamento e il loro articolo è stato sull’invertire o rallentare il processo di invecchiamento. Andando a ritroso.

Io non sono un purista. Nelle arti io sono per quegli artisti che usano ogni strumento della scatola, la quale include anche la manipolazione digitale e che non credono che le immagini artistiche hanno bisogno di essere etichettate come “digitalmente alterate”.

Io non ho lavorato in questo modo, perchè nessuno dei miei progetti potrebbe essere migliorato con l’uso di Photoshop. Inoltre al momento non possiedono le competenze per utilizzare questo strumento.

Laura Capuozzo: Uno dei tuoi progetti, Family Tree, indaga la del DNA di padre in figlio e di madre in figlia. Mi piacerebbe sapere l’origine di questo interesse.

Bobby Neel Adams: Dopo aver fatto la serie Age Map, mia madre e mio padre erano in visita da me. Ero rimasto ipnotizzato da come alcuni bambini somigliano ad un genitore più di un altro. Ho deciso di sperimentarlo sulla mia famiglia e ho fatto un fotomontaggio di me e mia madre, e di me e mio padre. E finisce che somiglio a mia madre dal naso verso il basso e a mio padre dal naso in su. Ho ampliato questo progetto e ho iniziato a fotografare altre famiglie.

Laura Capuozzo: Utilizzi le arti visive per esplorare temi scientifici: qual è il tuo rapporto con questi argomenti e come intendi il rapporto tra arte e scienza?

Bobby Neel Adams: Un filo molto sottile separa le arti e le scienze. Un buono scienziato e un artista utilizzano entrambi i loro istinti creativi per risolvere problemi e creare un nuovo lavoro. Entrambi prestano attenzione ai loro cosiddetti errori e li usano per andare avanti.

Nelle mie fotografie della “Mappa dell’età” ho scoperto che le nature delle persone si sviluppano in età molto precoce. Un bambino introspettivo diventerà un adulto introspettivo. Un bambino allegro sarà un adulto allegro. Etc. In seguito ho letto che uno psicologo infantile ha confermato la stessa teoria che ho imparato facendo le mie fotografie.

Le fotografie del mio “Albero genealogico” documentano visivamente il DNA che passa di padre in figlio. Questo è qualcosa che la scienza ha dimostrato ben prima che facessi queste immagini.

Laura Capuozzo: Credi che la scienza potrebbe essere una fonte d’ispirazione per gli artisti?

Bobby Neel Adams: L’ispirazione per fare arte può venire da tutto ciò con cui un artista entra in contatto. Aprire gli occhi al mondo che ci circonda è vantaggioso. Leggere, scrivere, mettendo se stessi in situazioni non familiari, sono tutte le cose buone per fare pratica. Suppongo che lo stesso valga per gli scienziati.

Laura Capuozzo: I progetti Reskinning Nature e Drowned mostrano il tuo interesse per la natura …

Bobby Neel Adams: Reskinning nature è anch’esso un progetto di foto-chirurgia, eseguito in modo diverso. Sono state scattate e stampate fotografie di diversi materiali. Ho cercato gli alberi a cui mancava la corteccia o che avevano dei buchi. Ho posizionato le fotografie nelle fessure mancanti per creare una benda fotografica sulla ferita.

Drowned è una serie di fotografie in stile Vanitas. “Vanitas” deriva dal latino e significa “vuoto” e si riferisce spesso a teschi e cibo in decomposizione. La materia è considerata da alcuni come morbosa nella sua rappresentazione della morte e della decomposizione. In queste immagini ci viene ricordato che la vita è fugace e la morte è sempre in agguato dietro l’angolo.

Laura Capuozzo: In Reskinning nature gli alberi sembrano essere degli ibridi, in quanto hai integrato il loro aspetto naturale con elementi artificiali: cosa volevi suggerire?

Bobby Neel Adams: Reskinning nature è un intervento. Spero, inoltre, che le immagini suggeriscano il dominio dell’uomo sulla natura. Esse potrebbero anche suggerire un tentativo di correzione chirurgica delle cicatrici della vita con materiali artificiali.

Laura Capuozzo: Che cosa significa per te il rapporto tra mondo naturale e quello artificiale, creato dagli uomini?

Bobby Neel Adams: Domanda difficile. Le cose sono un disastro. Gli uomini (soprattutto uomini) stanno deturpando le nostre risorse naturali per avidità e il tentativo egoistico di rendere la nostra vita più confortevole sta distruggendo il nostro pianeta. Sono un pessimista. Credo che abbiamo distrutto il pianeta in modo irreparabile. E’ troppo tardi. I nostri figli soffriranno a causa del nostro danno. Onestamente non credo che abbiamo la volontà di cambiare le cose.

http://www.bobbyneeladams.com/

English version

Reskinning Nature. Photo-surgery by Bobby Neel Adams

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Reskinning Nature. Photo-surgery by Bobby Neel Adams

Bobby Neel Adams is an American artist who shows how photography can be an artistic medium to talk about science; for example the transmission of the genome or the mutation of nature. He was born in Black Mountain, North Carolina and now resides in New York. His work is held in many collections such as Greenville County Museum of Art, Houston Museum of Fine Arts, International Center for Photography, Anne McDonald / ARTSPACE, and has been shown nationally and internationally winning numerous Grants.

Much of Adams’ photographic work addresses the transformation of the human body and its appearance by aging. He often shows the differences between the youth and the old age; emphasizing facial features altered by the passage of time.

One of his most important artworks is Family Tree, an old project on which Adams returned in 2007, photographing immediate family members individually and combining their portraits into one picture. He calls this technique “Photo-surgery” a term he coined in the 1980’s. The Family Tree series shows the visual DNA passed down from father to son and from mother to daughter. Contrary to the “biotech” trend, he has chosen to show that science and art can overlap without doing the effective manipulation of the living creatures, like the biotech artists as Eduardo Kac or Marta De Menezez.

So, although he shares similar inspiration with other practices, his cannot be labeled “biotech” or “new media”.

Laura Capuozzo: I’d like to know more about your interest in science topics and your artistic activities. Much of your photographic work addresses the transformation of human body by aging. Do you think that the fear of the passage of time is a hallmark of our present society?

Bobby Neel Adams: Definitely. God got it backwards. If I were God I would have started people as a corpse and let them grow younger. That way you’d have something to lovely to look forward to, like suckling your mother’s breast and crawling back into her warm womb. Just kidding.

Most everyone fears getting old and broken down. Last year I was at a party of rich ex-New Yorkers living in Florida the geriatric capital of the world. Nearly every woman in the room had her facial skin pulled as tight a drum skin. There was no facial expression in the entire room… scary.

Laura Capuozzo: What do you think about the wish of having a perfect and invulnerable body?

Bobby Neel Adams: Well that would be nice wouldn’t it? But it’s not going to happen, at least for me. All of us are self conscious about some aspect of our bodies. I would suggest that even super models are most critical of their bodies and would be more likely to change their bodies through surgeries or other medical procedures. Vanity is a horrible curse. I am most attracted to how people move in the bodies they are given. If they are fluid they are more likely to be content with what they were given.

Laura Capuozzo: According to you, this wish and the search for perfection could be a reason for subjecting oneself to plastic surgery?

Bobby Neel Adams:Absolutely. I can think of no other reason for getting your body hacked up by a so-called doctor. But look what happens when something goes wrong – monsters are created in that search for beauty.

Laura Capuozzo: About the term “surgery”, you call your work “photo-surgery”, because you alter photos through manual incision and collage.

Bobby Neel Adams: Yes. Like a plastic surgeon I alter portraits of people through manual incision. But more importantly it is aging and genetics that produce the most astonishing results.

Laura Capuozzo: Then you use only manual photomontage technique and reject any digital ones, like Photoshop. Do you think that digital manipulation of the images has contaminated the photographic practice? In other words, do you see a digitally altered photos as an “impure” photo?

Bobby Neel Adams: In the news, I only see “digitally altered photographs” as un-truths when they are presented as photographic images and not labeled as digitally altered. Two iconic magazine covers that were not labeled as digitally altered were images of Saddam Hussein and O.j. Simpson.

During the first Gulf War, “The New Republic” magazine ran a cover of Saddam Hussein with his mustache altered to look like an Adolf Hitler mustache and never told the public that the image had been altered. (I can’t find an image of this cover but there are stories about this on the web). After O.J. Simpson was arrested for murdering his wife, “Newsweek” and “Time” ran the mug shot photograph of Mr. Simpson. Time digitally altered their cover to create an image of a very black – more menacing looking person.

A digitally altered photograph is no longer a photograph as the word photograph denotes a moment in time. A digitally altered photograph is exactly what it says it is – A digitally altered photograph. My photographs are obviously photomontage, and need no label because they explain themselves.

I suffered from having one of my own photographs digitally altered by “LIFE” magazine. In 1992 I was hired to create an Age Map for the magazines cover. The editors only told me that it was a story on Aging. After I create the image they sent the picture to the Art Department and removed the tear running down the middle and added color to one side. Finally a Jr. Editor informed me of what was going on but by the time I saw a copy of their changes it was already being printed. Needless to say I was not very happy about this. When I finally saw a copy of the cover it became immediately clear that my montage was at odds with their agenda. In block letters said “CAN WE STOP AGING”.

My image described the aging process and their story was about reversing or slowing down the aging process. Going backwards. I am not a purist. In the arts I am all for artists using every tool in the box and that includes digital manipulation and do not believe artistic images need to be labeled “digitally altered”. I have not worked that way because none of my projects would have been enhanced by the use of photo-shop. Also I presently don’t possess the skills to use this tool.

Laura Capuozzo: One of your projects, Family Tree, investigates the passing down of DNA from father to son and mother to daughter. I would like to know the origin of this interest?

Bobby Neel Adams: After I made the Age Map series my mother and father were visiting me. I’d been mesmerized about how some children resemble one parent more than another. I decided to test this on my own family and made a photomontage of me and my mother, and me and my father. It ends up that I resemble my mother from the nose down and resemble my father from the nose up. I expanded this project and began photographing other families.

Laura Capuozzo: You use visual art to explore a scientific theme: what is your relation with scientific topics and how do you think the relationship between art and science?

Bobby Neel Adams: A very fine thread separates the arts and sciences. A good scientist and artist both use their creative instincts to solve problems and create new work. They both pay attention to their so-called mistakes and use them to move forward.

In my Age Map photographs I found that people’s natures are developed at a very early age. An introspective child will become an introspective adult. A cheerful child will be a cheerful adult. Etc. I later read that child psychologist confirmed a theory that I learned making my photographs. My Family Tree photographs visually document the DNA that is passed from parent to child. This is something that science proved well before I made these images.

Laura Capuozzo: Do you believe that science could be a source of inspiration for the artists?

Bobby Neel Adams: Inspiration for making art can come from anything that an artist comes in contact with. Opening the eyes to the world around you is beneficial. Reading, writing, putting oneself in unfamiliar situations are all good things to practice. I assume that the same is true for scientists.

Laura Capuozzo: The projects Reskinning nature and Drowned show your interest in nature…

Bobby Neel Adams: Reskinning nature is also a photo-surgery project executed in a different way. Photographs of material are made and printed. I then search for trees that are missing bark or have holes in them. I place the photographs into the missing gaps to create a photographic bandage over the wound.

Drowned is a series of Vanitas style photographs. Vanitas comes from Latin meaning “emptiness” and the subject matter is often of skulls and rotting food. The subject matter is considered by some to be morbid in its depiction of death and decay. In these images we are reminded that life is fleeting and death is always lurking around the corner.

Laura Capuozzo: In Reskinning nature the trees seem to be a sort of hybrids because you integrate their natural appearance with artificial elements: what do you want to suggest?

Bobby Neel Adams: Reskinning nature is an intervention. Hopefully the images suggest both mans’ dominion over nature. They might also suggest an attempt at surgically correcting the scars of life with artificial materials.

Laura Capuozzo: What does the relation between natural world and the artificial one, created by men, mean for you?

Bobby Neel Adams: Hard question. Things are a mess. Mans (mostly men) depletion of our natural resources for greed and an attempt to make our selfish lives more comfortable is destroying our planet. I am a pessimist. I believe we have destroyed the planet beyond repair. It’s too late. Our children will be suffering because of our harm. Honestly I don’t think we have the will to turn things around.

http://www.bobbyneeladams.com/