#Codice Colore. Al Pecci la Collezione Grassi tra Pittura postmoderna, Transavanguardia e Fotografia contemporanea

Codice colore: opere dalla collezione di Alessandro Grassi lega l’esperienza privata di Alessandro Grassi, affermatosi come industriale nel settore degli inchiostri tipografici e diventato uno dei maggiori collezionisti italiani nel periodo del cosiddetto ritorno all’espressività e alla figurazione, al Museo Pecci nel suo trentesimo anniversario (1988-2018).

L’interesse che ha motivato la mostra, a cura di Stefano Pezzato e visitabile fino al 2 dicembre 2018, sta proprio nei numerosi punti di tangenza tra la storia del Museo e la raccolta del collezionista privato sul finire degli anni ’70.

Tre sono i nuclei tematici che guidano il visitatore attraverso un percorso mostra appositamente ideato per i nuovi spazi del Pecci: Fotografia contemporanea – Transavanguardia e dintorni – Pittura postmoderna, pensati come capitoli salienti in grado di evidenziare gli interessi e i criteri di scelta eterogenei di Alessandro Grassi e la sua spiccata sensibilità rivolta all’uso espressivo del colore.

Nella sezione dedicata alla Pittura postmoderna è presente un continuo rimando al tema dell’icona – nota Stefano Pezzato – che lega a doppio filo il sacro e il profano, riproponendo qualcosa di ancestrale. Ciò accade nelle due tavole dipinte da Gino De Dominicis di ascendenza metafisica, nella tela dipinta da Salvo, che riprende un’iconografia religiosa e nell’ovale dipinto da Luigi Ontani, d’ispirazione cavalleresca.

L’arte recupera la figurazione e la rimette in voga, grazie alla ricerca Pop di Andy Warhol, presente in mostra con Jacqueline, 1964, alla Street Art di Keith Haring, il cui impegno sociale passa attraverso un linguaggio grafico e fumettistico, fino ad un interessante progetto di Land Art di Christo sul fiume Colorado, dominato dal colore arancione.

Importante è anche l’interesse per i media che emerge in alcuni dipinti di Mario Schifano evidenziando come la vita e la cultura, specialmente negli ultimi due secoli, siano state caratterizzate da uno sviluppo costante e imponente dell’aspetto visivo del vivere e della rappresentazione, veicolato soprattutto dalle immagini provenienti dal cinema e dalla tv che contribuirono a definire l’attuale società come “civiltà dell’immagine”.

Della sezione dedicata alla Transavanguardia e dintorni, nucleo centrale della mostra, colpisce il recupero di una tecnica ancestrale, quella del ricamo, in un’opera che vide la collaborazione di Boetti e Mimmo Paladino mostrandone i due stili sovresposti e le vibranti figure dipinte da Sandro Chia alla maniera dei futuristi.

La raccolta esposta nella sezione fotografica mostra l’interesse del collezionista privato verso questa tecnica nel momento in cui, sul finire degli anni settanta, essa iniziò ad affrancarsi dal reportage e a legittimarsi come arte.

L’attenzione al cromatismo in pittura si ritrova nel lavoro di Cindy Sherman di cui è presente una fotografia dominata dal viraggio cromatico che svela la visone parodistica della bellezza femminile veicolata dalla moda e dallo spettacolo.

A questi “nuovi miti” fanno da contraltare emotivo la “visione notturna” di Nan Goldin della notte newyorkese nel luogo e nell’anno del tragico attacco aereo alle Torri gemelle e la veduta aerea milanese di Fischli & Weiss dal punto di vista della Madonnina posta sulla sommità del Duomo.

E’ inoltre presente la cosiddetta “Scuola di Düsseldorf” con le opere di William Eggleston e di Stephen Shore, considerati fra i padri della fotografia d’artista e a colori i quali introducono – evidenzia Pezzato – uno “sguardo democratico” e un’attenzione alle periferie urbane americane e a territori artistici fino ad allora poco frequentati.

Di notevole impatto è infine la composizione fotografica di Gilbert & George, di cui colpisce la contrapposizione tra l’espressione malinconica e riflessiva del giovane in primo piano e il puzzle urbano dai colori posterizzati alle sue spalle, che anticipa alcune sperimentazione del “mosaico elettronico” nell’associazione di immagini dalla realtà e creazioni sintetiche.

La collezione Grassi in Codice Colore evidenzia quindi come la tecnica, sia essa pittorica o fotografica, sia un contesto multiverso il cui scopo finale non è di “forzare tutto il reale nell’ordine del visibile”, citando Baudrillard, ma di portare in luce anche ciò che non si vede, l’aspetto immaginativo del reale e dei suoi colori.

1
www.centropecci.it
Codice colore: opere dalla collezione di Alessandro
Grassi
Colour Code: Works from the Alessandro Grassi collection
Mostra a cura di / Exhibition curated by Stefano Pezzato
Centro Pecci, Prato 7.09 – 2.12.2018

Gilbert & George
Being
, 1988
Colori Ecoline su stampa fotografica / Ecoline colours
on photographic print
Comodato degli Eredi di Alessandro Grassi

 

 

 

 

 

 

Laura Capuozzo