FLAVIO BARTOLOZZI

FLAVIO BARTOLOZZI
Arte e desiderio tra memoria artistica e utopie d’avanguardia
Il personale omaggio di Flavio Bartolozzi all’arte michelangiolesca si inserisce nella profonda indagine che l’artista compie sulla nostra identità culturale, attraverso il continuo confronto tra passato e contemporaneità, interpretati come dimensoni non isolate ma interconnesse nella realtà.
Per l’artista pistoiese le opere del genio fiorentino non rappresentano un modello prescrittivo, ma offrono innumerevoli potenzialità di rinnovamento. E’ una materia, quella rinascimentale, che Bartolozzi rielabora liberamente, mettendo in luce il dialogo tra memoria artistica collettiva e utopie d’avanguardia.
Infatti, sebbene le nostre radici culturali costituiscano il cuore dei suoi disegni, Flavio Bartolozzi si distingue per la libertà del linguaggio con cui si rapporta ai modelli estetici di partenza.
Bartolozzi riesce a mettere a nudo l’essenza del disegno e della figurazione perchè ne videnzia la carica vitale ed emotiva attraverso il sapiente uso cromatico. Le stilizzazioni multicolori delle figure in movimento nei suoi disegni danno vita ad un caleidoscopio di improvvisazioni cromatiche e ritmiche. Una figura, quella di Flavio, di profondo acume intellettuale, che rispecchia in pittura la libertà e l’innovazione della cultura jazz.
Le tracce che l’artista lascia sulla carta sono l’impressione della sua personalità esuberante e volitiva; che imprime a tutto ciò che egli ha prodotto un senso di profonda vitalità, esterna ed interiore. Un segno così energico che, pur in assenza del chiaroscuro, riesce a dare movimento ed espressività alla rappresentazione e a conferirle una grande immediatezza comunicativa. Di conseguenza anche il tratteggio non è meramente funzionale alla resa dei volumi, ma  riflette il raggiungimento dell’assoluta libertà espressiva.
Ogni disegno trasmette immancabilmente un vortice di suggestioni dinamiche. L’urgenza espressiva dell’artista si manifesta nel turbine dei rapporti tra i corpi, le cui forze si attraggono e si respingono, creando una fitta rete di connessioni ed interferenze, su un fondo altrettanto denso di segni. La sua vena imprevedibile ci offre la possibilità di guardare oltre la figurazione michelangiolesca e lasciarci coinvolgere da questa danza cromatica.
Le figure non sono descitte, ma evocate nei loro rapporti con lo spazio, il disegno prende corpo dalla dimensione della memoria artistica che viene rivissuta, interiorizzata e scossa dai tremiti dell’esitenza passata e presente.
Bartolozzi richiama la forma attraverso il colore, raccogliendo la lezione degli impressionisti e di Van Gogh;  il colore, a sua volta, riflette la vivacità con cui l’artista affronta il mondo e la creazione.
Nell’insistere sulla mobilità delle figure egli attraversa la sostanza più profonda dell’arte di Michelangelo, i cui disegni ultimi, prima ancora di rivelare un’attenzione alla perfezione formale dei corpi, sembrano avvolti nel mistero in virtù della loro indeterminatezza, e sprigiono al contempo un forte pathos.
Linee e colori vivi  aprono varchi espressivi, mentre evocano la conquista di una visione del reale e dell’arte in grado di produrre un effetto di assoluta completezza pittorica ed emotiva.
LC
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