TU35-PRATO—GEOGRAFIE DELL’ARTE EMERGENTE IN TOSCANA

cart tu35jpgcartolina tu 35jpgIl Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci presenta la nuova stagione di TU35 –Geografie dell’arte emergente in Toscana.

Questa volta la città sotto osservazione è Prato

Opening giovedì 17 settembre 2015, dalle ore 18, Officina Giovani, Piazza Macelli 4, Prato

Tempo reale

A cura di Laura Capuozzo, Alessandro Gallicchio, Margherita Nuti, Stefania Rinaldi, con Matteo Innocenti

Artisti: Gea Brown, Federica Gonnelli, Emma Grosbois e Chiara Bettazzi, Jacopo Jenna, Vanni Meozzi, Moallaseconda, Pattern Nostrum, Silvia Paci, Marco Smacchia, Lir Tasho, Virginia Tozzi, Massimiliano Turco, Virginia Zanetti

Drink con CHÌ-NA e PENTOLONE

Dal 17 settembre al 4 ottobre 2015, dal mercoledì alla domenica h. 15 – 19
Officina Giovani, ex-Macelli Pubblici, piazza dei Macelli 4, Prato

Informazioni per il pubblico
Tel. 0574 5317
www.centropecci.it
Blog dedicato http://tu-35.tumblr.com

I curatori di Tu35 si presentano e spiegano il significato della mostra. Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci
credits: Firenze Fuori

 

I curatori di Tu35 si presentano e spiegano il significato della mostra. Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci

Posted by Firenze Fuori on Venerdì 9 ottobre 2015

Tempo reale è la quinta mostra di TU35 – Geografie dell’arte emergente in Toscana, progetto organizzato dal Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci con Officina Giovani di Prato per sondare e indagare le energie creative che ci circondano. Dopo aver indagato le province di Pistoia, Firenze, Siena, Pisa, Massa Carrara e Livorno è giunto il momento di captare le energie creative della provincia di Prato con la mostra che inaugurerà il 17 settembre alle ore 18 presso Officina Giovani di Prato e si terrà fino al 4 ottobre.
Curata da Laura Capuozzo, Alessandro Gallicchio, Margherita Nuti, Stefania Rinaldi, con il contributo di Matteo Innocenti, la mostra raccoglie le opere di Gea Brown, Federica Gonnelli, Emma Grosbois e Chiara Bettazzi, Jacopo Jenna, Vanni Meozzi, Moallaseconda, Pattern Nostrum, Silvia Paci, Marco Smacchia, Lir Tasho, Virginia Tozzi, Massimiliano Turco e Virginia Zanetti.
Nata da una serie di riflessioni intorno a fenomeni politici, economici e sociali che hanno investito la città in questi ultimi anni, Tempo reale è un’indagine sul fermento creativo pratese, alla scoperta del suo lato più nascosto, lontano dai cliché e dalle convenzioni dell’immaginario comune. Il declino dell’industria del tessile, la migrazione e il radicamento della comunità cinese, le tensioni sociali, un’identità urbana opposta alla geografia da cartolina tipica delle altre città toscane, Prato è davvero tutto questo? O meglio, Prato è solo questo?
“A guardar bene il telaio per una Prato contemporanea c’è già – dicono i curatori – e si contraddistingue per un’attitudine dinamica e per un desiderio di apertura. A Prato c’è una connessione con il mondo, e proprio i numerosi catalizzatori presenti nel suo territorio, oltre ad esprimere il desiderio di accogliere nuovi progetti e nuove proposte, creano ponti interessanti a livello internazionale”. Eterogeneità e dimensione internazionale, sono queste le parole chiave del presente di Prato, frammentato e difficile da descrivere, che i curatori cercano di mettere in scena sottolineando i caratteri emergenti del panorama artistico pratese rispetto a ciò che complessivamente sta avvenendo ed avverrà nell’immediato futuro nella città.

TU35 – Geografie dell’arte emergente in Toscana
Giunto a metà cammino, TU35 è partito a metà maggio 2015 come un progetto sperimentale nel tentativo di tracciare una mappatura dell’arte e della creatività toscana emergente in grado di far dialogare alla pari le generazioni più giovani. Curatori under 35, affiancati da alcuni tutor, hanno selezionato in questi mesi giovani artisti loro coetanei, per fotografare insieme la realtà toscana dal suo interno, senza limiti istituzionali o generazionali. “Le mostre finora realizzate, ha affermato Camilla Mozzato, coordinatrice del progetto, hanno rivelato una forte responsabilità curatoriale e una profonda urgenza artistica, ma soprattutto stanno contribuendo a creare un pensiero critico e un dialogo propositivo tra gli stessi artisti e curatori che speriamo continuino ad ampliare la mappatura, che per definizione non può che essere in progress”.
La prima tappa del progetto TU35 è stata l’apertura di una open call pubblica per curatori toscani sotto i 35 anni, ma anche italiani e stranieri che hanno scelto la Toscana come luogo di produzione e lavoro. Nella ricognizione sono state coinvolte le dieci province toscane: Arezzo, Firenze, Grosseto, Livorno, Lucca, Massa Carrara, Pisa, Pistoia, Prato e Siena, per avere uno sguardo il più capillare possibile e per una mappatura completa ed eterogenea.

CS TU35_ Prato- Opening 17 settembre h 18 DEF

1 TU35_testo mostra PO

http://tu-35.tumblr.com/post/128768694999/tu35-prato-di-laura-capuozzo

Rassegna stampa:

TU_35_PRATO

PRATOSFERA_TU_35

http://www.artribune.com/2015/09/prato-ancora-orfana-di-un-centro-per-larte-contemporanea-il-pecci-risponde-con-un-grande-forum-al-via-il-prossimo-weekend-e-con-i-giovani-curatori-di-tu35-ecco-tutte-le-foto/

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Laura Capuozzo intervista Silvia Paci

– L.C. Ciao Silvia, la tua pittura è istintiva, oserei – a volte – drammatica…cosa ti cattura in un volto, in uno sguardo?

S.P. Sono attratta da tutto ciò che è profondo, molte volte drammatico. Sono attratta dalle persone, dai volti, dalle psicologie. Sono attratta dai corpi, il loro modo di comunicare ed il loro cambiamento e quindi la loro deformazione in un certo senso. Sono attratta dallo scorrere del tempo.

– Costruzione/decostruzione è un binomio ricorrente nei tuoi lavori.Cosa motiva questa dis-figurazione?

Amo costruire una figura ma allo stesso tempo deformarla, scavare più a fondo, non semplicemente rappresentarla. Cerco di rappresentare questa emozione tramite pennellate forti e materiche. Amo i volti ma non la perfezione di essi. Credo che ci sia un qualcosa di assolutamente emozionante nella sofferenza, nella deformazione e nell’imperfezione.

– Quali sono i modelli, di ieri e contemporanei, a cui guardi?

Sono continuamente stimolata da ciò che mi circonda. Talvolta devo smettere di lasciarmi trasportare dalle immagini e fermarmi a riflettere su cosa davvero voglio rappresentare, questo è molto difficile dal mio punto di vista. Nella società in cui viviamo siamo bombardati da immagini e questo per me rappresenta un problema. Vorrei avere più capacità di sintesi. Non ho dei modelli in particolare ma amo tutto ciò che è figurativo, materico, carnale ed umano. Posso dire di adorare Jenny Saville, per il messaggio e la tecnica. In questo periodo sono attratta dalle opere di Andrew Salgado, KwangHo Shin, Lou Ros, Giuseppe Gonella…

– Un’opera che avresti voluto dipingere.

Un quadro qualsiasi di Caravaggio o Rembrandt.

– Come ti poni davanti al cavalletto? Sei metodica o dipingi quando ne avverti l’urgenza?

Credo che la creatività talvolta sia impulsiva e quando sento che è il momento giusto per esprimere qualcosa talvolta lo faccio con violenza, lasciando mi trasportare dall emozione. D’altra parte credo anche che fare arte implichi un impegno quotidiano. Credo sia importantissimo il tempo speso, il metodo, la costanza e l’impegno quotidiano. Anche se la maggior parte delle volte non viene fuori niente di buono.

– Cos’è per te il colore?

Sto sperimentando!

– Riguardo alla tua esperienza berlinese….cosa riporti a Prato?

Stimoli, esperienze, conoscenze, persone, crescita personale e creativa! Più libertà , meno paure, giudizi e pregiudizi!

– I tuoi prossimi step?

Continuare a dipingere.

– Cosa sogni per il futuro?

Conoscere, capire, domandare.

TU35 PRATO Tempo Reale | Silvia Paci, Costruzione:decostruzione, 2015, olio e pasta volume su tela ©Claudia Gori 2015

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Dibattito curatoriale

TU35 – PRATO di Laura Capuozzo

PRATO “TEMPO REALE”

Gli spunti che mi hanno preceduto ben sottolineano da un lato, l’esigenza che ci ha guidato  nella realizzazione della mostra, di attuare una  visionein tempo reale della creatività pratese e dall’altro, un’attitudine ad una dimensione aperta che caratterizza la città e lo stesso Centro per l’Arte Contemporanea sin dalla sua istituzione.

Non dimentichiamo che già negli ’80, nel fondare le basi programmatiche del Centro di Informazione e Documentazione per le Arti Visive del Pecci, gli allora “addetti ai lavori” riuniti in Convegno, tra cui Gillo Dorfles, Pier Luigi Tazzi, Germano Celant, Filiberto Menna, Achille Bonito Oliva e l’ Assessore alla Cultura del Comune di Prato Giampiero Nigro, nel discutere sui problemi connessi alla loro iniziativa, riconoscevano sì l’importanza dell’industria tessile che  costituiva il fattore trainante dell’economia e della creatività del territorio,  ma allo stesso tempo sottolineavano una vocazione verso il “nuovo”, caratterizzata da una sensibilità verso ciò cheemerge, tanto nella produzione economica quanto in quella artistica ed intellettuale.

Come allora, oggi, si rende necessario, per noi “operatori della cultura”, mirare non tanto alla mera consacrazione del “presente”, ma piuttosto alla sua “proiezione” nel futuro, attraverso un rapporto attivo con la realtà sociale ed economica pratese.

Questa realtà – che Alessandro Gallicchio ha definito crocevia – ci impone di essere capaci di supportare le interazioni già in atto tra i fermenti e le ricerche locali e nazionali ed il contesto internazionale, fatto di artisti e studiosi che, per motivi diversi, si trovano di passaggio a Prato,  facilitandole e incentivando momenti di conoscenza, incontro e di dibattito che siano a favore non solo di noi addetti, ma di un più ampio pubblico, spesso collaterale e articolato  nei livelli di interesse e specializzazione e che già gravita intorno alle esposizioni, proponendo eventi culturali collegati anche indirettamente con le arti e la produzione visiva in genere.

Ciò non significa che la nostra attenzione debba essere onnicomprensiva, ossia rivolta nei confronti di qualsiasi prodotto del “contemporaneo”. Dare alla nostra ricerca un taglio internazionale e interdisciplinare vuol dire anche saper riconoscere e distinguere l’enorme quantità di materiale che con la creatività artistica ha poco a che fare ma che, complice la delegazione di quelle funzioni di didattica in senso lato e laboratori intorno agli eventi espositivi, circola  quotidianamente, (penso ai tanti tutorial pseudo-artistici che si trovano in rete,  ai pout pourri espositivi fai da te  messi su all’interno di ristoranti o  strutture ricettive oppure ai sempre più gettonati eventi mondano simil performativi a cui noi addetti al settore veniamo invitati una sera sì e l’altra no).

Nostro compito è quindi, secondo me, anche quello di divulgare gli strumenti utili per una lettura critica e attiva delle pratiche artistiche contemporanee, al fine di stimolare lo sviluppo culturale del territorio introducendo elementi di creatività in un contesto economico che, come giustamente ricordava Alessandro Gallicchio, è oggi duramente messo alla prova.

Come intendere dunque il nostro ruolo?

Sinceramente non sono d’accordo con una certa mentalità che considera un dato gruppo di artisti come appartenenti alla “scuderia” di un critico o di curatore, il quale a sua volta li “vende”, rendendosi più o meno consapevolmente, attore passivo di un sistema malato.

Credo, invece, che il compito di essere dei “rilevatori” d’artista stia piuttosto nell’interpretare le tendenze, le linee di ricerca, le difficoltà e le problematiche – anche organizzative o progettuali – che interessano l’attuale sistema dell’arte per offrire agli artisti competenza e sostegno durante tutto il loro percorso, prima ancora di offrirsi come promoters.

Credo ci si attenda da noi l’essere consapevoli della nostra funzione, che deve essere a favore della collettività e non di un mercato che è spesso speculativo. Questo non vuol dire chiamarsi fuori dalle istituzioni e dai musei pubblici o dalle gallerie private, ma conservare e far valere un’etica anche all’interno del “sistema-arte”.

Evitare, dunque, nell’approccio curatoriale, il ragionamento selettivo cui Matteo Innocenti fa riferimento, credo stia dunque nel procedere non stabilendo gerarchie di valori per definire opere di buona o cattiva qualità, ma soprattutto nel cercare di gettare le basi di un nuovo approccio alla promozione artistica.

Ripartire dal “presente” e dai giovani talenti significa quindi, secondo me, essere in grado di riconoscere non tanto quello che è attuale oggi, ma l’odierna produzione artistica nei suoi caratteri “emergenti”.

Proprio una riflessione sul significato di  “emergente” credo debba guidarci nel ricercare ed individuare quegli artisti o collettivi che, con le loro opere,  mostrano la capacità di innovare il consolidato o di evolverlo.

Per questo, anche richiami al passato, come il ritorno alla pittura figurativa – tendenza che si è già ampiamente fatta notare oltreoceano – non dovrebbero essere etichettati a priori come revival, ma analizzati in funzione della loro interazione e contaminazione col presente e dei loro effetti sul sistema dell’arte attuale, evitando di incoraggiare un’omologazione dell’arte esistente.

D’altro lato, le tecnologie che oggi incrociano e incontrano la produzione artistica, penso tra le altre a quelle biotecnologiche o immersive, definiscono un ambito di ricerca comune alle arti e alle scienze, all’interno del quale è sempre più difficile una definizione oggettiva dell’artisticità.

“Geografie dell’arte emergente”, significa, inoltre, per me, anche non tralasciare la produzione che avviene in aree marginali e in contesti sociali ed economici svantaggiati, ovvero evitare la facilità di sostenere solo quegli artisti che hanno già ampia visibilità sul territorio, in quanto, pur trovandoci nell’epoca della “promozione artistica  2.0”,  non è raro che il mercato risenta e venga ostacolato dalle condizioni dei luoghi di produzione.

A tal scopo, è importante per noi curatori e critici d’arte, la collaborazione sia con altre professionalità, sia con istituzioni e gallerie meno note, che mostrino di muoversi nella direzione che abbiamo individuato.

Una linea d’azione, quella della ricerca culturale e della formazione prima, e della divulgazione poi, che ci auguriamo possa, se non contribuire direttamente, almeno dare un segnale di spinta verso l’attenuazione delle difficoltà in cui il contesto locale si muove.

Ripenso all’infelice dichiarazione di un nostro politico che affermò che “con la cultura non si mangia” e penso che troppo spesso dimentichiamo che solo un contesto culturalmente aggiornato può fornire gli stimoli per la ripresa economica e produttiva.

La mappatura creativa a cui siamo stati chiamati è già un punto d’arrivo di queste considerazioni,  ma al tempo stesso, mi auguro, possa fornire un insieme di imput di partenza e proposte di intervento per iniziative  future.

Firenze, 29 agosto 2015

Laura Capuozzo

TU35 PRATO Tempo Reale © Claudia Gori 2015TU35 PRATO Tempo Reale, Federica Gonnelli, Qui e:o in ogni altro luogo, 2015, tecnica mista, © Claudia Gori 2015TU35 PRATO Tempo Reale | Emma Grosbois e Chiara Bettazzi materiali di On touche avec les yeux:Toccare, con gli occhi, 2014, exhibition view ©Claudia Gori 2015TU35 PRATO Tempo Reale | Massimiliano Turco, exhibition view © Claudia Gori 2015TU35 PRATO Tempo Reale | Pattern Nostrum, senza titolo, 2015, tecnica mista ©Claudia Gori 2015TU35 PRATO Tempo Reale | Vanni Meozzi, Rear Window, 2013, lightbox, ©Claudia Gori 2015

Allestimento mostra

Allestimento mostra TU35
Curatori

Allestimento – particolare
Silvia Paci – particolare
Mollallaseconda – particolare
Pattern Nostrum – particolare