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ROBERT CAPA IN ITALIA 1943-1944

“Capa sapeva cosa cercare e cosa farne dopo averlo trovato. Sapeva, ad esempio, che non si può ritrarre la guerra, perché è soprattutto un’emozione. Ma lui è riuscito a fotografare quell’emozione conoscendola da vicino.” John Steinbeck

Robert Capa ha immortalato alcune tra le pagine più tristi della nostra storia recente, riuscendo, attraverso il reportage, a restituirci la drammaticità e l’orrore che ha investito il nostro Paese durante il secondo conflitto mondiale.
Lo sbarco degli Alleati in Sicilia, nel luglio del ‘43, la battaglia di Troina con i suoi feriti e gli ospedali improvvisati, l’avanzata verso Napoli e le polveri di una città distrutta, fino allo sbarco di Anzio del febbraio 1944. Robert Capa è a ragione considerato il più grande fotoreporter di guerra del secolo scorso; le sue foto scattate durante gli otto mesi trascorsi nell’Italia in guerra, tra il 1943 e il 1944, sono stati esposti al Museo Alinari dal 10 gennaio al 23 febbraio 2014. La mostra, organizzata in collaborazione col Museo nazionale di Budapest in occasione dell’anno culturale italo-ungherese e allo scadere del centenario della nascita del fotografo, è arrivata a Firenze dopo il successo di Roma, a Palazzo Braschi. Le 78 immagini in bianco e nero documentano l’attività di quello che, usando le parole di Beatrix Lengyel, curatrice della mostra, è stato «un corrispondente di guerra dotato di tutte le qualità indispensabili al giornalista di razza: la tenacia, la necessaria aggressività nel raggiungere il cuore degli avvenimenti, l’inventiva, eccellenti capacità relazionali ». Ma anche un uomo dalle doti di «grande artista: forte sensibilità, capacità di riconoscere e scegliere temi, senso di composizione».

«Nonostante conoscesse la paura fu con coraggio impegnato in tutti i più importanti scenari bellici attorno alla metà del XX secolo, avendo sempre ben presente l’eterno dilemma del giornalista e del fotoreporter: esserci per richiamare l’attenzione del mondo al dolore, senza però poter personalmente aiutare gli afflitti». Per Capa il fotogiornalismo voleva dire essere sempre «abbastanza vicino» gli avvenimenti, e questo gli costò la vita, in Indocina nel 1954, per aver calpestato una mina letale. Gli scatti esposti in mostra, accompagnati da pannelli con testimonianze e riflessioni dello stesso fotografo, rivelano un’attenzione alla composizione pur nella precarietà dei combattimenti.

La luce, che il fotografo cattura sapientemente, fa da co-protagonista nelle sue foto; è una presenza viva che ne aumenta il pathos, esaltando le macerie dei volti e delle città.
Peccato che la mostra sia l’ultima organizzata singolarmente dal Mnaf: le successive iniziative, come è stato annunciato, si svolgeranno in collaborazione con l’attiguo museo del Novecento, pronto a inaugurare il 30 aprile.

ROBERT CAPA IN ITALIA 1943-1944
10 gennaio – 23 febbraio 2014
MNAF, piazza Santa Maria Novella, Firenze

Credits: Robert Capa © International Center of Photography/Magnum – Collection of the Hungarian National MuseumTroina-6-agosto-1943_gal_autore_12_col_portrait_sh Agrigento-17-18-luglio-1943_gal_autore_12_col_portrait_sh

Pubblicato da lauracapuozzo

Curatrice e critica d'arte - ricercatrice culturale e docente Il mio lavoro e la mia ricerca si concentrano sulle relazioni tra diverse forme artistiche contemporanee e i loro rapporti con le tecnologie emergenti, dall’impatto dei media digitali sull’attività artistica alle arti "biotech".